Dettagli Progetto
Il quartiere Pigneto ospita una fermata della metropolitana della nuova linea C, la cui costruzione ha richiesto l’allestimento di un cantiere di notevoli dimensioni collocato proprio davanti alla scuola Enrico Toti, dove sorgeva una delle famose pinete che hanno dato nome al quartiere.
I lavori iniziati nel 2007 hanno quindi reso inaccessibile il piccolo parco, uno dei pochi della zona, molto amato dalla popolazione che aveva preso l’abitudine di lasciarvi giocare i bambini all’uscita dalle lezioni.
La lunga durata dei lavori ha causato un disagio innegabile e prolungato per gli abitanti, ma come spesso avviene in questi casi la cittadinanza ha deciso di organizzarsi per imporre una svolta: da un lato ha quindi manifestato in più occasioni, ufficiali e non, tutto il proprio disagio nei confronti di un cantiere che cannibalizzava da anni uno spazio vitale del quartiere, dall’altro ha chiesto a Roma Metropolitane (la partecipata che gestisce tutte le opere riguardanti la Metro per conto di Roma Capitale) di visionare il progetto delle sistemazioni di superficie della fermata Pigneto, per verificare se almeno, dopo tanti problemi, il quartiere sarebbe stato restituito agli abitanti più bello e vivibile. Purtroppo il progetto è risultato decisamente poco soddisfacente: nessun albero, nessuna area giochi per i bambini, pochissimo verde; dopo anni di lavori il quartiere rischiava di ritrovarsi peggiore di com’era prima dell’arrivo della tanto agognata metro.
Nonostante il duro colpo gli abitanti non si sono però scoraggiati e hanno deciso di impegnarsi a presentare un progetto alternativo che tenesse conto delle esigenze dei cittadini attraverso un processo di progettazione partecipata. E’ stato così contattato il laboratorio Sottovuoti.
I laboratori hanno coinvolto le associazioni, gli abitanti e i bambini della scuola e si sono svolti in giro per il quartiere o in sedi messe a disposizione dalle associazioni. Il metodo di Sottovuoti prevede di affrontare un progetto partendo da temi più generali che vengono poi approfonditi con il passare del tempo, diventando più specifici e precisi da un incontro all’altro.
Si è partiti quindi con una raccolta di proposte generiche per capire quali fossero le richieste più comuni tra gli abitanti. Il gazebo dell’associazione è stato portato all’uscita della scuola, nel mercato che si allestisce tutti i sabati in Via del Pigneto, ma anche durante piccole manifestazioni appositamente organizzate. Si sono somministrati brevi questionari, raccolte proposte su grandi cartelloni divisi i macro argomenti (verde, giochi socialità…) o semplicemente chiacchierato davanti alla mappa del quartiere. Da qui, come prima accennato si è proceduto in maniera sempre più specifica per arrivare ad elaborare una proposta di intervento.
Del progetto frutto dei laboratori, un progetto di massima che sancisce in effetti la fine della prima fase del processo partecipativo di Sottovuoti, è subito evidente l’impostazione generale. Il parco è organizzato in due aree: una dedicata ai bambini più piccoli e una a quelli più grandi. La prima ospita un’area giochi circondata da un pergolato e delle panchine dove i genitori possono sedersi e controllare la situazione, il tutto protetto da una siepe che impedisce la vista dalla strada. La seconda area è caratterizzata da spazi più ampi, per permettere ai bambini di correre e giocare liberamente, con una piccola pista per imparare ad andare in bicicletta e dei giochi disegnati sulla superficie del piazzale. Naturalmente il verde occupa una parte rilevante nel progetto e la presenza di diverse specie arboree, con fioriture diverse nel corso dell’anno, permette ai bambini di apprezzare, ad esempio, il passare delle stagioni.
A questo punto il progetto elaborato dai laboratori era pronto per la fase successiva, quella cioè del confronto con la pubblica amministrazione. Questo è un passaggio molto importante e delicato e costituisce uno degli elementi cardine del processo proprio perché prevede di aprire un confronto tra i cittadini che propongono un intervento e la pubblica amministrazione approva e si impegna a realizzare tale intervento. Sottovuoti infatti non mira solo a realizzare un progetto ma anche a favorire un dialogo atto a ridurre la distanza tra il cittadino e chi amministra, distanza che al giorno d’oggi appare sempre più insuperabile.
Nel del Pigneto la controparte “amministrativa” era rappresenta non solo dal Municipio V, dove il progetto ricade, ma anche dalla sopracitata Roma Metropolitane e da Metro C, il general contractor che sta realizzando la nuova metro. Il progetto è stato così oggetto di diverse tavole rotonde a cui hanno partecipato tutte le figure coinvolte e ovviamente dei rappresentanti dei cittadini con gli architetti di Sottovuoti nelle vesti di facilitatori.
L’obbiettivo era quello di concertare le modifiche al progetto, qualora fossero necessarie, per poi farlo a dottare come variante a Roma Metropolitane attraverso il Municipio. Metro C lo avrebbe eseguito.
Alla fine, una volta concordate le modifiche, si è potuto procedere con il progetto definitivo che è stato esposto proprio nei pressi dell’area del cantiere in modo da poter essere esaminato da tutto il quartiere.
I lavori sono stati eseguiti in circa quattro mesi e il parco, inaugurato nel novembre 2014 e intitolato a Angelo Galafati, è a tutt’oggi frequentatissimo.

Raccolta di informazioni nel quartiere 
Incontri con genitori e bambini della scuola 
Incontri con genitori e bambini della scuola 

Eventi di progettazione partecipata in strada 
Eventi di progettazione partecipata in strada 
Laboratorio con la scuola 
Laboratorio con la scuola 
I primi progetti 
I primi progetti 
Incontro con le Associazioni di quartiere 
I primi progetti 
Incontro con le Associazioni di quartiere 
Il Giardino ultimato 
Il Giardino ultimato 
Il Giardino ultimato 
Il Giardino ultimato 
Il Giardino ultimato 
Il Giardino ultimato 
Mostra del percorso partecipato
Sottovuoti è una iniziativa di Architettura senza Frontiere Onlus che mira all’organizzazione di laboratori territoriali di architettura partecipata nei vari Municipi di Roma. Il fine di questo tipo di attività è quello di costruire con i cittadini e per i cittadini uno spazio pubblico, d’incontro, di scambio, di convivialità; lo spazio non solo di una socialità oggi sempre più consumistica ma anche come spazio della libera interazione tra estranei e tra idee, spazio dell’ imprevisto dove si può trovare ciò che si cercava, spazio dove può prendere forma qualcosa di nuovo e non solo spazio di riproduzione dell’esistente. Ispirandosi anche a delle esperienze europee, come quelle in Belgio di ROTOR, Recetas Urbanas, Millegomme, etc etc ASF ha pensato di sfruttare i cosiddetti vuoti urbani ed utilizzarli come embrioni per la sperimentazione di nuove pratiche urbane che coinvolgano la società civile e annullino l’alienazione urbana che si è venuta a creare. Il vuoto urbano è uno spazio prossimo, che conosciamo, ma che non fa parte fisicamente e visivamente della nostra immagine di città.I vuoti urbani saranno trattati come i nuovi terreni di cultura e di identità. Non i tradizionali spazi aperti della città bensì quelle aree apparentemente escluse dai processi di trasformazione urbana che diventano temporaneamente, o in modo stabile, teatro di fattori sociali auto-organizzati e non, riuscendo a descrivere la complessità della condizione identitaria urbana e le attese per un cambiamento futuro.
